Napoli, Palazzo Alabardieri 26-27 giugno 2010 Report dell’evento formativo “Applicare la pratica centrata sul cliente” - a cura di Gabriella Casu (TO - Sassari) L’elegante Palazzo Alabardieri e la suggestiva città di Napoli sono stati luogo d’incontro, durato due giorni, tra un gruppo di Terapisti Occupazionali proveniente d’ogni parte d’Italia e due docenti internazionali, giunti dall’Università dell’Illinois di Chicago. Dal lontano Friuli alla soleggiata Sicilia, passando per il Veneto, la Liguria, il più vicino Lazio, per la Sardegna e la Calabria, il gruppo di TO si è radunato per acquisire conoscenze e scambiare riflessioni con il Dott. Gary Kielhofner, autore di 18 libri e oltre 100 articoli scientifici, e la Dott.ssa Renée Taylor, 17 anni di esperienza come psicologa, psicoterapista e ricercatrice. Dopo una veloce introduzione della Presidente della Sito, che ha ringraziato i presenti e annunciato i docenti, si è dato il via alla formazione. I due dottori, alternandosi, hanno illustrato l’importanza della pratica incentrata sul cliente, le sue origini dovute allo psicologo statunitense Carl Rogers, le sue evoluzioni nel tempo, la collaborazione con il Modello Canadese. Negli interventi, viene sottolineata l’importanza di riconoscere nel cliente le sue conoscenze ed esperienze, la sua capacità di scelta e la sua autonomia personale, partendo da una reale comprensione empatica integrata dal piano d’intervento. Attraverso la presentazione di studi effettuati, la Dott.ssa Taylor espone il Modello di Relazione Interpersonale (MRI o IRM) in Terapia Occupazionale che ha come chiave determinante l’uso del sé. Grazie alla visione di video con frammenti di terapia, il gruppo, che si mostra attivo con domande e considerazioni, impara a distinguere le varie modalità: di supporto, collaborativa, empatica, di incoraggiamento, di istruzione e di problem solving. I terapisti selezionano modalità coerenti con le loro personalità per interagire col cliente, tenendo conto della percezione che questi ha della modalità scelta.
foto Gary e Renee
La seconda giornata di studi è aperta dal Dott. Kielhofner che illustra il Processo Rimotivazionale, strategia d’intervento centrata sul paziente progettata per aumentare la motivazione. Il processo si basa sulla comprensione delle caratteristiche volizionali uniche del cliente attraverso l’utilizzo del Volitional Questionnaire (VQ) o della versione adattata ai bambini Pediatric VQ. Viene descritto come si verifica il livello di Esplorazione (iniziativa, disposizione verso l’ambiente, piacere, capacità di scelta, …), di Competenza (indicare obiettivi, coinvolgimento, risoluzione problemi,…), Acquisizione (risultato attività, attenzione, responsabilità, …) e come devono essere valutati. L’attenzione è posta poi sul Modello dell’Occupazione Umana (MOHO), il cui presupposto è il legame dinamico tra le caratteristiche della persona (volizione, abitudini e capacità della performance) e l’ambiente circostante: l’occupazione riflette l’influenza sia delle caratteristiche della persona che dell’ambiente; le capacità, le motivazioni e gli schemi di performance sono mantenuti e modificati attraverso il coinvolgimento nelle occupazioni. Le risorse pratiche ottenute con il MOHO sono punto di partenza di un ragionamento terapeutico che deve portare a comprendere i clienti e a scegliere il corso d’azione per raggiungere outcome positivi. Sul MOHO è basata l’Intervista Storica della Performance Occupazionale (OPHI – II), strumento valutativo costituito da un’intervista semi-strutturata che esplora varie aree (tra cui la routine giornaliera, gli eventi critici e i ruoli occupazionali) da cui si ricava un grafico narrativo della storia di vita. Capire come una persona giudica la propria vita aiuta a comprendere come interpreta le situazioni che gli accadono e che comportamenti è più probabile metta in atto. La valutazione è completata da scale quantitative su identità, competenze e setting del comportamento occupazionale. L’intervento conclusivo del Professore di Chicago, è stato sfruttato per presentare the Model of Human Occupation Screening Tool (MOHOST) e the Short Child Occupational Profil (SCOPE), nuovi strumenti ancora non tradotti in italiano, che forniscono una visione completa della persona attraverso una valutazione breve, efficace, flessibile e facile da usare. A chiusura delle giornate di studio, i due docenti internazionali si sono detti molto soddisfatti dell’interazione con il gruppo, coinvolto e riflessivo, garantendo collaborazioni future per studi e ricerche sperimentali. Il gruppo si è mostrato entusiasta, ha appreso la possibilità di applicare la pratica centrata sul cliente sulle diverse tipologie di pazienti, a prescindere dalle caratteristiche individuali, torna nelle regioni d’origine con il bagaglio più pesante e pronto a mettere in atto gli insegnamenti ricevuti! Con la speranza che questi incontri si ripetano sempre più spesso.. (Mercoledì 30 Giugno 2010) |
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