GITO Edizione Speciale – Seconda parte GITO 22/23

Gentili colleghi,

annunciamo l’uscita della seconda parte del numero 22/23 del G.I.T.O..

Il titolo di questo numero è “La Terapia Occupazionale in ambito della Salute Mentale: problematiche e prospettive”. Ringraziamo tutti gli autori degli articoli e tutta la redazione del giornale. Dopo l’introduzione del direttore Yann e Bertholom troverete il link per l’accesso al download.

Buona lettura.

Il Consiglio Direttivo S.I.T.O.

“Dalla presa in carico alla partecipazione Sociale. La Terapia Occupazionale in ambito di Salute Mentale: problematiche e prospettive”

“L’agire umano si costituisce di essere e di fare. L’essere genera il fare. Tra l’essere e il fare non c’è contrasto, ma un rapporto dinamico che porta alla padronanza della realtà” (I. Pibarot, 2013) Anche nella salute mentale è prezioso il quadro di riferimento dell’ICF, così in assonanza con lo sguardo e i valori della terapia occupazionale. Quando con forza e chiarezza si mettono al centro le attività e la partecipazione come espressione di salute o disabilità e si riconosce che i fattori ambientali contribuiscono alla qualità della vita dell’individuo, con o senza malattia, diviene ovvio che i terapisti occupazionali riconoscano il proprio operato coerente a questa visione.. Eppure, nel nostro paese l’intervento dei terapisti occupazionali nel campo della salute mentale non è ancora sufficientemente riconosciuto,valorizzato e quindi coinvolto nelle varie strutture sanitarie, sociali e medico-sociali. L’assenza del terapista occupazionale nel team riduce inevitabilmente la qualità della presa in carico. Manca infatti una figura determinante come la nostra per i suoi oltre 100 anni di esperienza e competenze riconosciute e documentate a livello internazionale. I modelli concettuali a cui si riferiscono i terapisti occupazionali nella loro pratica sono diversi, spaziando ad esempio dal modello psico-dinamico ai modelli di riabilitazione psicosociale. Per concretizzare la necessaria presa in carico della persona in salute mentale nei vari aspetti psico-sociali, la pratica deve strutturarsi attraverso un team interdisciplinare che offra complementarità nelle sue risposte, associando senza elusività l’approccio psico-dinamico della dimensione del soggetto con i progressi della medicina nei suoi vari componenti (farmacologia, neuroscienze, genetica, psicoterapia…). I terapisti occupazionali, caratterizzati da un approccio globale e centrato sulla persona, portano delle proposte di cure adattive all’interno di questo orientamento medico-sociale. Hanno una capacità unica nel descrivere in termini concreti gli impatti della malattia psichiatrica sull’esecuzione delle attività della vita quotidiana – come la cura di sé, il lavoro e la partecipazione sociale. Un piano di intervento olistico e centrato sulla persona vene sviluppato attraverso l’approccio usato dai TO, i quali consentono un’analisi delle caratteristiche dell’occupazione, dell’ambiente e degli aspetti personali fisici (ad esempio: il cambiamento nell’energia correlata sia al disturbo che al trattamento farmacologico), cognitivi (il modo di pensare e l’impatto sull’attenzione, sulla memoria, sull’insight, sulle capacità di organizzarsi) e affettivi (l’umore, i sentimenti, la motivazione). Dopo questa analisi il TO propone un piano di trattamento personalizzato che includa in modo equilibrato gli strumenti riabilitativi e le strategie compensative guardandone le complessità per raggiungere il livello funzionale desiderato. Un progetto riabilitativo efficace prevede l’integrazione tra il trattamento farmacologico e quello non farmacologico. La riabilitazione non può raggiungere gli obiettivi definiti senza il trattamento farmacologico che consente alla persona un cambiamento significativo a livello funzionale. Allo stesso modo, la ricerca dimostra che non si raggiunge un pieno livello di autonomia e funzionamento solo con il trattamento farmacologico. Quindi ci deve essere una sinergia nell’equipe tra il medico, lo psicologico, le altre figure professionali e ovviamente il terapista occupazionale. La TO offre un intervento che dà profondità al progetto così come riporta l’evidenza scientifica. La giusta e opportuna territorializzazione della cura nella attuale salute mentale, rende ancor più evidente la qualità e ricchezza del contributo che i terapisti occupazionali possano dare. Il concetto maggiore sul quale i terapisti occupazionali sentono proprio è quello dell’adattamento: il TO s’adatta alla persona, al contesto, all’ambiente, all’istituzione. I terapisti occupazionali sono sempre di più attivamente presenti a livello internazionale nella ricerca, nello sviluppo di nuovi approcci e strumenti, ma principalmente i terapisti occupazionali portano in loro un valore fondante: l’apertura mentale. Il convegno svolto lo scorso anno presso la Claudiana, Università Cattolica, di Bolzano da solo non può ovviamente fornire un quadro completo dei possibili, diversi contributi che i terapisti occupazionali possono offrire attraverso la loro pratica, ma è stato come aprire una porta. Il seminario poneva delle base ad una riflessione: perché inserire la figura del terapista occupazionale in salute mentale e con quale team? Infatti sono stati discussi vari aspetti: il nostro approccio di intervento, i nostri fondamenti storici e scientifici, così come l’importanza del nostro inserimento nel percorso di presa in carico, quindi nel team, delle persone affette da disturbi psicologici. Nel contesto sociale di una società interessata a riconoscere il disagio psicologico e a cercare di dare opportunità per tutti, la terapia occupazionale ha molto da offrire. Considerando la natura fondamentalmente occupazionale dell’essere umano, il terapista occupazionale cerca di sviluppare la capacità delle persone di agire, il loro “empowerment”, in modo che possano affermarsi come cittadini nel rispetto della loro unicità. Tuttavia, attualmente, i terapisti occupazionali in Italia non possono rispondere adeguatamente per causa della politica, di posizioni aperte in pianta organica, delle risorse e del mancante riconoscimento del loro vero ruolo nelle strutture esistenti. I terapisti occupazionali fanno parte di un processo dinamico, riflettendo sempre sulle loro pratiche e sul futuro della loro professione. Una professione impegnata e partecipe, desiderosa di contribuire all’evoluzione del nostro sistema sanitario compreso l’ambito della salute mentale. La nostra adattabilità è sempre stata al centro delle nostre pratiche: adattamento a diversi tipi di utenza, funzionamento istituzionale, modelli concettuali, composizione del team così come i molteplici cambiamenti politici nella nostra società. Come tutti sappiamo, i cambiamenti nella politica di assistenza alla salute mentale sono, in larga misura, sostenuti da vincoli economici e sociali. Tuttavia, i nostri interventi nelle diverse fasi dell’assistenza possono contribuire ad una riduzione dei costi dell’assistenza: da un lato, attraverso una valutazione precoce delle situazioni di disabilità e, dall’altro, attraverso interventi mirati all’alleanza terapeutica e alla riduzione delle ricadute. Anticipare aiuta a pianificare con efficacia. E intervenire in modo mirato, centrato sulla persona e concentrandosi su autonomia e partecipazione sociale coinvolge la persona e la rete che ha intorno. Questo approccio consente di dare degli strumenti alla persona e ai caregiver che rallentano l’accesso ai servizi. L’approccio che proponiamo è pienamente in linea con le esigenze della nostra società e i suoi vincoli di bilancio. Di conseguenza, il Ministero della Salute e i principali attori della salute mentale, dovrebbero ora cogliere tutte le potenzialità che abbiamo da offrire in questo ambito per fornire alla collettività risposte più adeguate che integrino i trattamenti farmacologici. Il riconoscimento della nostra attività deve imperativamente includere uno sviluppo dell’attività scientifica intorno alla professione e una valorizzazione dei nostri atti terapeutici. Ma ora tocca a loro, attori e decisori del sistema di salute mentale in Italia, prendere coscienza della necessità di darci un posto e risorse in linea con le esigenze della nostra società. Una società che offre e riconosce ai suoi cittadini la pari opportunità di partecipare alla vita sociale.  

Yann Bertholom

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